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Raccolta di firme per sostenere la posizione dei cd. NAVIGATORS

L’avv. Prof. Orazio Abbamonte e l’avv. Luigi M. D’Angiolella hanno avviato la raccolta di firme per sostenere la posizione dei cd. NAVIGATORS, cioè dei professionisti vincitori di concorso pubblico, necessaria per il sistema del c.d. reddito di cittadinanza e che in Campania non hanno ancora ottenuto la sospirata assunzione per rallentamento nelle procedure burocratiche.

Si raccoglieranno le firme presso lo Studio Abbamonte in Napoli al V.le Gramsci, 16 (tel. 081/7611115) dal lunedì al giovedì dalle 10,00 alle 12.30 e dalle 17,00 alle 19,00 ed il venerdì dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 17,00, nonchè presso lo Studio D’Angiolella in Caserta alla Via Leonetti, 34 (tel. 0823/356622) dalle 12,00 alle 17,00 dei giorni martedì e mercoledì.

Per ragioni organizzative, si chiede, per firme e raccolta dati, che i residenti o domiciliati nelle Province di Caserta, Avellino e Benevento, si rechino allo studio di Caserta ed i residenti o domiciliati nelle Province di Napoli e Salerno presso lo studio di Napoli.

Occorre munirsi di carta di identità e codice fiscale.

Consiglio di Stato, Sez. III, Sentenza del 2 Settembre 2019, n. 6057

Attività soggette a S.C.I.A ientrano tra quelle sa sottoporre ai controlli Antimafia.
L’art. 89, comma 2, d.lgs. n. 159 del 2011 prevede espressamente, alla lett. a), che l’autocertificazione, da parte dell’interessato, che nei propri confronti non sussistono le cause di divieto, di decadenza o di sospensione, di cui all’art. 67, riguarda anche «attività private, sottoposte a regime autorizzatorio, che possono essere intraprese su segnalazione certificata di inizio attività da parte del privato alla pubblica amministrazione».
Quindi, per espressa volontà del legislatore antimafia, anche le attività soggette a S.C.I.A. non sono esenti dai controlli antimafia.
La natura vincolata della revoca della S.C.I.A. o, comunque dir si svoglia, l’effetto inibitorio conseguente all’emissione della documentazione antimafia (anche nella forma dell’informazione antimafia), applicabile anche all’attività soggetta a S.C.I.A. per stessa previsione legislativa (art. 89, comma 2, d.lgs. n. 159 del 2011), escludono qualsivoglia contrasto con l’affermata natura privatistica dell’attività soggetta a S.C.I.A.
La stessa Corte costituzionale, di recente, ha chiarito che l’attività soggetta a S.C.I.A., pur orientata al principio della liberalizzazione, non è esente da controlli e verifiche, previste dall’art. 19, l. n. 241 del 1990, «cosicché la fase amministrativa che ad essa accede costituisce una – sia pur importante – parentesi puntualmente delimitata nei modi e nei tempi» (ord. n. 45 del 13 marzo 2019) e ciò vale, a maggior ragione, anche per i controlli antimafia.

Corte di Giustizia Europea, sentenza del 26 settembre 2019

Secondo la Corte di giustizia europea, l’art. 105, comma 2 del Codice
dei contratti, che limita al 30% la parte dell’appalto che l’offerente è
autorizzato a subappaltare a terzi, sarebbe contrario alla normativa
comunitaria. Al fine di combattere le infiltrazioni criminali negli
appalti pubblici gli Stati membri possono rendere più rigidi i paletti
previsti dalle direttive europee, ma una restrizione come quella dettata
dal Codice dei contratti pubblici del 2016 sembrerebbe eccedere quanto
necessario al raggiungimento di tale obiettivo.

In sostanza, come era stato sostenuto nella lettera della Commissione
Europea che apriva la procedura di infrazione contro l’Italia, sono da
considerare vietati i limiti assoluti alle prestazioni che possono
essere subappaltate a terzi dall’affidatario di un appalto pubblico.

Si allega il testo integrale della Sentenza.

A cura dell’Avvocato Luisa Acampora

sentenza CGE